Come precedentemente raccontato in occasione del post su Mapping August, la scorsa estate è stata per me un pò arida di vacanze e la pausa estiva è durata poco più di una settimana. Una settimana durante la quale è stato fondamentale godersi ogni singolo attimo, sfumatura, suggestione...
La sera, con il sorriso sulle labbra, mi capitava di ripensare allo strano meccanismo per cui quando non ci si affanna per l'organizzazione di una vacanza e la si improvvisa, le cose più semplici diventano magiche e si caricano di quel romanticismo che spesso in città è duro da tener vivo.
Don't find fault, find a remedy (Henry Ford) - Debora Manetti for Ministero della Grafica (Creative Notes)
Una sola settimana di vacanza. Non troppo lontano da casa... Isola d'Elba, estate 2009.
Sette giorni di pausa dopo tanto lavoro è davvero poco. A rilassarsi del tutto si rischia poi di non riuscire a ripartire... meglio tenere i neuroni attivi...
Proprio mentre pensavo a questa cosa ci giunge una mail di Mike Koedinger dell'associazione Design Friends, con sede in Luxembourg. Un invito a partecipare al concorso INFOGRAPHYTHM.
Un bando di difficile interpretazione: descrizione infografica del mese di agosto vissuto da un graphic designer.
E' nata così l'idea di questo artwork
"Designers make projects for all we use, see and all that comes into contact with us every day. Today, designers in any field - from industrial design, graphics, packaging, to advertising - can choose: to continue the propaganda of an uncontrolled consumerism, or choose to design and produce in a sustainable way." (David Berman, Do Good Design: How Designers Can Save the World)
Di ritorno da New York, dopo 20 giorni di bombardamenti visivi costanti, non ho potuto far altro che concludere che se New York fosse un font, sarebbe senza dubbio un Cooper! Dalle pubblicità più alla moda alle insegne dei centri estetici, dai "deli" agli avvisi nei negozi, dal merchandising alla grafica della "IGLESIA DE DIOS", il famoso font disegnato nel 1920 da Oswald Bruce Cooper impera indisturbato nella grande mela, quasi fosse una linea-guida che unisce la città più eterogenea, multietnica e imprevedibile che abbia mai visitato.